“Il mio compagno ha – a mio parere – qualche difficoltà di erezione. Sento che gradualmente la nostra intimità sta cambiando, e ho paura che anche la nostra relazione ne venga intaccata. Vorrei capire se dipende da me, cosa posso fare e cosa non fare o dire per evitare di offenderlo o peggiorare le cose.”

Riportiamo la storia di Anna P. che ci ha scritto chiedendo aiuto. Per rispondere alla nostra lettrice, abbiamo interpellato il Dott. Stefano Angelini, Psicologo Clinico, Sessuologo (Azienda Ospedaliera Università degli Studi di Padova) che ci aiuta a capire cosa succede in una coppia quando si verifica un deficit erettile, quale può essere il ruolo della donna sia nell’insorgere del problema, sia nell’affrontarlo al meglio con il proprio partner.

Disfunzione erettile: quali paure ed emozioni investono una donna?

Quando insorge una difficoltà erettiva, indipendentemente che sia di natura psicologica o fisiologica, le reazioni e le emozioni che investono una donna possono essere molto diverse. Ad esempio il timore di esserne la causa. Il disagio emotivo che ne deriva è vissuto spesso in modo così profondo da poter compromettere la propria autostima. Il timore di una femminilità diminuita, di essere poco interessante agli occhi del proprio uomo, sono le paure più comuni. Inoltre, può seguire il timore di essere tradita o, peggio ancora, abbandonata. In altri casi la donna può vivere rabbia e frustrazione per l’impossibilità all’incontro sessuale e attribuisce ogni responsabilità al partner, aspettandosi che lui affronti quanto prima il problema.

Quali possono essere le conseguenze sulla coppia che vive episodi di deficit erettile?

Quando si presentano episodi di deficit erettile, la sessualità nella coppia subisce delle modificazioni che potranno influire sulla qualità generale della relazione. Il timore di incorrere in un episodio fallimentare porterà entrambi i partner a vivere la sessualità come una situazione deludente e frustrante, con la conseguente diminuzione della motivazione all’incontro intimo. Questo atteggiamento va anche nella direzione della salvaguardia della propria identità e autostima sessuale.

L’iniziativa sessuale, di conseguenza, vedrà una diminuzione e altrettanto calerà la frequenza degli incontri e di tutte quelle occasioni che rappresentavano “l’antipasto dell’erotismo”, come fare la doccia insieme, svestirsi una di fronte all’altro o girare semplicemente nudi per casa.

Anche l’abbraccio e la vicinanza fisica a scopo affettivo può essere vissuta come “minaccia” e di conseguenza limitata per il timore di mettere l’uomo a disagio. Il letto, luogo dell’incontro amoroso per eccellenza, viene vissuto come lo spazio del possibile fallimento e quindi evitato nei momenti che prima venivano condivisi e cercati. Anche la comunicazione erotica tra i partner e con i conoscenti subisce dei cambiamenti. Le battute sul sesso e i discorsi sull’erotismo vengono evitati, perché rimandano alla propria situazione di insoddisfazione, incertezza e tristezza.

La delusione dell’incontro sessuale può diventare un “pensiero fisso” che blocca ancora di più?

In un certo senso, sì. Come nel caso della nostra lettrice con il suo compagno, quando la sessualità non è del tutto compromessa, il livello di sorveglianza circa ciò che si realizza è alto. E’ normale che la donna – ma anche l’uomo – sia concentrata sul pene, chiedendosi se avrà un’erezione e se questa si manterrà. Tale preoccupazione influirà sull’esperienza comportando una difficoltà all’eccitamento per lei, con diminuzione della lubrificazione e del piacere e una possibile difficoltà a raggiungere l’orgasmo.

Quanto conta la comunicazione nella coppia nell’affrontare la disfunzione erettile?

E’ soprattutto la qualità della relazione, oltre alle capacità personali, a influire sulle sorti del problema “deficit erettile”. Le coppie che possono contare su una buona intesa sessuale precedente all’insorgenza del problema, e su una buona qualità della comunicazione, affrontano il disagio in tempi brevi e insieme. Anche se gli effetti emotivi sono visibili, la coppia non abbandona del tutto la sessualità.

Ciò che ci aspettiamo, infatti, è che una coppia che annovera il gioco erotico attraverso i preliminari piuttosto che soltanto la penetrazione, non abbandona l’attività sessuale ma la ridimensiona nel periodo degli accertamenti clinici. Lo stesso dicasi per la presenza di un clima sessuale collaborativo, con complicità e reciprocità. La disfunzione erettile, infatti, può rappresentare una brusca frenata nel percorso verso il piacere, ma momentanea, perché la motivazione di entrambi a ritrovare quanto prima l’erotismo come spazio di piacere condiviso li spingerà a chiedere aiuto quanto prima.

Le cause della DE sono da ricercare solo nella sfera psicologica?

Le cause della disfunzione erettile possono essere di origine psicologica o fisiologica. Se la causa non è psicologica, come spiega il nostro esperto, Prof. Andrea Garolla, Specialista Andrologo dell’Università di Padova, “i difetti di erezione vengono visti come un sintomo di altri problemi che possono coinvolgere l’intero organismo. In questo caso, il ruolo dello Specialista per individuare la diagnosi e quindi il corretto approccio terapeutico è fondamentale”. E altrettanto lo è quello della donna, “che può incoraggiare e spingere l’uomo ad affrontare un problema che tanto lo tocca ma altrettanto lo imbarazza, al punto da continuare a rimandare il primo contatto con un professionista, oppure a minimizzare con la partner”.

Che ruolo può avere una donna – e suoi eventuali disturbi uro-genitali – nell’esordio della disfunzione erettile?

Nella valutazione delle possibili “cause” (o concause) di questo particolare disagio sessuale andrebbe presa in considerazione anche la donna, e suoi eventuali problemi o disfunzioni uro-genitali.

Il suo contributo diretto è evidente, infatti, quando essa stessa è portatrice di un problema sessuale; parliamo ad esempio dello scarso desiderio, della presenza di tabù, della dispareunia (dolore durante i rapporti), del vaginismo o dell’anorgasmia, o ancora del dolore pelvico cronico e della vulvodinia.

Tutte limitazioni, o vere e proprie disfunzioni, che possono influire sia sull’iniziativa sessuale dell’uomo, compromettendo la realizzazione di un rapporto sessuale, sia la sua capacità di mantenere un sufficiente livello di eccitazione e piacere durante l’incontro sessuale.

Questi disturbi femminili possono ostacolare la possibilità di stimolare la vagina e di penetrarla: il pene viene temuto e tenuto a distanza con le conseguenze che si possono immaginare sul mantenimento dell’erezione. Anche la difficoltà al raggiungimento dell’orgasmo da parte della donna può diminuire la soddisfazione sessuale in molti uomini e influire sulla motivazione all’incontro sessuale vissuto dall’uomo come momento di incapacità a far godere la propria partner.

Parliamo di desiderio sessuale: se manca nella donna può avere un effetto anche sull’uomo?

Uno scarso desiderio sessuale femminile, ad esempio, rimanda l’uomo a uno scarso interesse nei suoi confronti o verso l’incontro sessuale in generale, determinando una difficoltà all’eccitamento sia all’inizio della situazione che durante le varie fasi. Non vedere la propria partner coinvolta genera una diminuzione del piacere e un calo di interesse a continuare.

Lo stesso dicasi per il rifiuto della donna a partecipare attivamente alla sessualità coinvolgendosi con stimolazioni manuali e orali e rendendosi indisponibile a giochi erotici e cambio di posizioni.

Quali atteggiamenti in particolare potrebbero contribuire al manifestarsi della DE?

L’atteggiamento della donna durante la sessualità è determinante. La critica verso le proposte ricevute, il giudizio negativo sui momenti trascorsi insieme, il paragone con altri partner, gli insulti e il degradare in caso di difficoltà, la richiesta di prestazioni esagerate, possono contribuire all’insorgenza di un deficit erettile, che può essere situazionale o prolungarsi nel tempo.

La donna può evidenziare delle richieste che l’uomo vive in modo eccessivo – rapporti frequenti e ripetuti nel corso della stessa occasione, pratiche sessuali che sfociano nelle parafilie (perversioni) – oppure desiderare una sessualità che il partner vive come povera, ripetitiva, priva di creatività o routinaria.

Esistono anche elementi, diciamo indiretti, che hanno una forte valenza negativa nell’uomo, soprattutto quando non presenta una sicurezza sessuale sufficiente. E’ il caso di donne con esperienze sessuali precedenti che incontrano uomini alla prima esperienza e che vivono la situazione come un esame da sostenere, un’occasione in cui non sfigurare con una donna che ha già esperienza. Allo stesso modo le donne sessualmente intraprendenti o libere possono intimorire l’uomo per timore di non esserne all’altezza delle loro aspettative.

La DE come termometro del benessere generale della coppia

La comparsa della DE può rappresentare l’evidenza di una difficoltà sessuale di coppia o di un conflitto relazionale. Nel primo caso può accadere che la DE si manifesti durante la relazione, ma non precedentemente. Ciò ci indica la presenza di un disagio che l’uomo vive esclusivamente nella nuova relazione: è possibile che si senta meno tranquillo in relazione alle richieste della partner, reali o immaginate, oppure che l’idea sessuale della partner non sia sufficientemente eccitante oppure inibente.

Oppure l’insorgere del deficit erettile può essere anche legato ad un conflitto che la coppia vive relativamente ad altre sfere della relazione. Un conflitto relazionale, infatti, influenza negativamente, in entrambi i partner, il desiderio sessuale nei confronti dell’altro e la capacità di eccitarsi durante la situazione sessuale.

Come può una donna aiutare l’uomo a superare il problema?

E’ importante che la donna non si chiuda in una dimensione di isolamento spinta dalla rabbia per l’accaduto o per il senso di impotenza o di colpa vissuti. Colpevolizzare se stesse, attribuendo la responsabilità al proprio corpo non più attraente o alla propria diminuita capacità eccitatoria, complica sicuramente la possibilità di un’evoluzione positiva.

Alla donna si chiede quindi lo sforzo di andare oltre la propria paura di essere la causa, così da incoraggiare il partner ad affrontare la situazione per il benessere di entrambi.

Molto spesso accade che sia proprio la donna a spingere l’uomo ad affrontare un problema che tanto lo tocca, ma altrettanto lo imbarazza al punto da portarlo a rimandare continuamente il primo contatto con un professionista oppure sottovalutare il problema rassicurando la partner circa una naturale risoluzione che difficilmente si realizzerà.

Cosa può fare una donna per affrontare il tema “deficit erettile” con il proprio compagno?

Diversi sono i modi in cui una donna può affrontare il tema:

  • da una semplice domanda sulle spiegazioni che l’uomo attribuisce all’accaduto
  • al comunicare la propria preoccupazione verso uno stato di salute che sarebbe bene approfondire
  • dall’evidenziare l’importanza per la coppia di una sessualità soddisfacente
  • a quella che chiamo la “strategia dell’aut-aut”, non così rara nella mia esperienza e che consiste nel mettere il partner alle strette dopo innumerevoli richieste di prendere un appuntamento con un professionista: “O fai qualcosa o ti lascio”.

Nella fase diagnostica e terapeutica quanto conta avere accanto una compagna attenta e partecipe del problema?

L’apporto della donna è fondamentale anche nella fase diagnostica e terapeutica. La sua presenza durante le visite mediche e i colloqui psico-sessuologici – quando l’uomo è favorevole – può permettere al professionista di

  • comprendere meglio la storia sessuale in cui il disturbo si inserisce
  • analizzare le eventuali motivazioni psicologiche e relazionali alla base del disagio sessuale
  • far emergere un possibile conflitto di coppia in atto
  • favorire l’aderenza dell’uomo alla terapia e partecipare attivamente al processo terapeutico con le proprie risorse personali di donna e partner.

In ogni caso è fondamentale valutare le aspettative terapeutiche della donna in modo che non venga proposta una terapia che lei non riconosce e che quindi non sosterrà, con la conseguenza di lasciare l’uomo da solo durante il percorso. Ciò influirebbe negativamente sulla fiducia verso la propria partner oltre a modificare l’aspettativa di collaborazione e aiuto tipici di una coppia che si ama ed è disponibile ad affrontare la vita, nel bene e nel male, insieme.

 

Ringraziamo il Dott. Stefano Angelini, Psicologo Clinico, Sessuologo (Azienda Ospedaliera Università degli Studi di Padova) per questo importante focus sui diversi aspetti della disfunzione erettile, e rimandiamo al suo sito per ulteriori approfondimenti.

 

Ultimo aggiornamento 26 /04 / 2017