Terapia ormonale e rischio per
la prostata
La prostata è considerata un
tessuto target degli ormoni androgeni e per questo motivo
gli urologi si sono sempre interessati all’impatto
della terapia
sostitutiva a base di testosterone sullo sviluppo
di iperplasia
prostatica benigna e/o di cancro alla prostata. Una
storia di cancro alla prostata rappresenta infatti una
controindicazione all’utilizzo di una terapia
con testosterone.
Tuttavia, per quanto riguarda il rischio
di cancro alla prostata in individui sani, non sono
stati riscontrati legami diretti tra la terapia sostitutiva
di testosterone e lo sviluppo di iperplasia benigna
e/o tumore. Quindi solo se il tumore è già
esistente, il trattamento a base di testosterone può
essere sconsigliato.
Secondo dagli studi clinici effettuati
su pazienti trattati con la terapia ormonale sostitutiva
a base di testosterone in gel è emerso, infatti,
che i valori dell’antigene prostatico specifico
(PSA)
- i cui livelli elevati si correlano al rischio di tumore
alla prostata – rimangono nella norma.
La terapia ormonale sostitutiva viene inoltre prescritta
sotto uno stretto e regolare controllo medico (ogni
tre mesi), per cui l'insorgere di un problema alla prostata
o l'eventuale peggioramento può essere prevenuto
e monitorato in modo più accurato.
Indipendentemente dall’assunzione
o meno di terapie ormonali, è inoltre consigliabile
che un uomo, a partire dai 45 anni, si sottoponga regolarmente
a visite di controllo che comprendano anche il monitoraggio
dei livelli di PSA.
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