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Speciale prostata

Il tumore della prostata è in crescita nel mondo occidentale, ma si può prevenire, soprattutto a tavola.

La prostata è una ghiandola a forma di castagna posta sotto la vescica tra retto, vescichette seminali e uretra. Tra le sue funzioni principali c’è quella di contribuire alla produzione e all’immagazzinamento del liquido seminale.

La sua attività è regolata dagli ormoni sessuali maschili (gli androgeni, in particolare, il diidrotestosterone - DHT) e da un ormone di origine surrenalica, l’androstenedione.
Durante le diverse fasi della vita, la prostata modifica le proprie dimensioni: con la pubertà, il suo peso passa dai 4 grammi dell’infanzia ai 20 grammi dell’età adulta e tale si mantiene per circa 25 anni.

Dopo i 45 anni, in relazione ai mutamenti ormonali, la prostata inizia una nuova fase di crescita che può dare origine a una patologia molto frequente nella terza età, l’ipertrofia prostatica (IP) ovvero un ingrossamento della ghiandola. Questa problematica, del tutto benigna, ha un picco d’insorgenza attorno ai 65 anni, ed è presente in oltre il 90 % degli ultraottantenni.

Una patologia ben più grave e in continua crescita nel mondo occidentale è il tumore alla prostata. Negli Stati Uniti è la forma di cancro più diffusa tra gli uomini (221.000 nuovi casi nel corso del 2005), mentre in Italia i casi diagnosticati sono circa 8.000 all’anno.

I fattori di rischio
La fascia d’età più colpita è quella tra i 60 e gli 80 anni: in queste decadi l’incidenza è massima e colpisce 1 persona su 8 mentre al di sotto dei 40 anni è estremamente raro.
Oltre all’età, la predisposizione familiare gioca un ruolo determinante nell’insorgenza di questa neoplasia: la presenza di altri casi in famiglia, raddoppia infatti il rischio di malattia rispetto alla popolazione generale.

Anche l’alimentazione sembra avere una certa rilevanza nella patogenesi del tumore prostatico: una dieta ricca di grassi saturi ne favorirebbe lo sviluppo specie nei soggetti con predisposizione familiare.
A sostegno di questa teoria, i dati relativi al riscontro di questa malattia nel mondo orientale dove la sua incidenza è sensibilmente più bassa e il consumo di grassi di origine animale è notevolmente inferiore a quello dei paesi occidentali.

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Come si manifesta
Clinicamente, le neoplasie prostatiche si manifestano tardivamente e spesso con sintomi aspecifici:

  • difficoltà a iniziare la minzione (disuria)
  • aumento della frequenza dello stimolo a urinare (lpollachiuria)
  • urgenza della minzione
  • più raramente, presenza di sangue nelle urine (ematuria)

Tra i sintomi più frequenti troviamo:

  • incontinenza urinaria
  • ritenzione urinaria
  • minzione notturna, legata alla maggiore quantità di urina residua in vescica (nicturia).

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La diagnosi
Dato che il tumore prostatico è clinicamente rilevabile sono tardivamente, la diagnosi si basa su accertamenti clinici che dovrebbero essere eseguiti abitualmente nei pazienti di età superiore ai 50 anni.
L’iter diagnostico dovrebbe prevedere le seguenti indagini cliniche e strumentali:

  • Esplorazione rettale (ER): è un semplice esame clinico che può essere condotto anche nell’ambulatorio del medico curante. E’di notevole importanza perché permette di individuare i tumori che originano dalla periferia della ghiandola, che rappresentano il 70-80% di tutte le neoplasie.
  • Dosaggio della concentrazione plasmatica del PSA. Questo esame ha una buona sensibilità (> 65%), ma non è specifico perché un aumento dei valori di PSA può riscontrarsi anche in corso di altre malattie prostatiche quali ad esempio l’ipertrofia prostatica, le prostatiti o l’infarto della prostata. Si considera negativo quando il PSA è < di 4 ng/ml; è positivo se > di 10 ng/ml.

Associando questo semplice esame ematico all’ER, si riesce a rilevare dal 60 al 70% dei tumori prostatici.
In caso di positività all’ER e al dosaggio del PSA, deve essere effettuata una Ecografia Transrettale (ET). Con questa metodica, la sonda viene inserita nel retto e consente, oltre allo studio diretto della ghiandola nel suo insieme anche l’individuazione di eventuali aree patologiche dove effettuare prelievi tessutali (biopsie).

Per valutare l’estensione locale e la diffusione sistemica del tumore, devono essere eseguite la TAC (tomografia assiale computerizzata), la risonanza magnetica addominale e la scintigrafia ossea.

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La prevenzione
Diversi fattori alimentari sembrano contrastare lo sviluppo del tumore prostatico. Per alcuni di loro, l’effetto protettivo è ormai certo, come, ad esempio, per la dieta povera di grassi saturi di origine animale (carne e latticini). Per altri, invece, il ruolo è ancora controverso o oggetto di studio.

Una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista “Cancer Research”, condotta dai ricercatori della Rutgers University del New Jersey su topi, ha evidenziato l’azione protettiva della curcuma nei confronti del cancro della prostata. L’effetto di questa spezia indiana, utilizzata in Oriente per le sue proprietà salutistiche e alimentari, sembra essere potenziato dal fenetilisotiocianato (PEITC), elemento contenuto in alcune verdure, quali broccoli, cavolfiore, rapa, cavolo, crescione e cavoletti di Bruxelles.

Anche i pomodori e il tè verde sembrano coinvolti nella prevenzione del tumore prostatico grazie rispettivamente alla presenza di licopene e di catechine. Il licopene, il pigmento che conferisce il colore rosso al pomodoro maturo, tende a concentrarsi in fegato, testicoli, ghiandole surrenali e prostata, dove svolge attività antiossidante. Le proprietà benefiche anti-tumorali delle catechine contenute nel tè verde sono dimostrate dalle statistiche sulla bassa incidenza e mortalità da cancro in Giappone, paese in cui il consumo di tè verde è elevato. Sebbene rimanga oscuro il meccanismo d'azione, la somministrazione di estratti di tè verde rivela la capacità di ridurre l'incidenza della malattia e di rallentare la crescita del tumore.

È stato inoltre riscontrato come alcuni componenti presenti nel succo di melagrana siano in grado di contrastare lo sviluppo del tumore alla prostata e prevenirne la comparsa. Secondo recenti studi, il succo di melograna possiede infatti proprietà antiossidanti e agisce in maniera efficace anche sulle malattie cardiovascolari, poiché aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo).

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Tumore alla prostata e terapia ormonale sostitutiva
Per quanto riguarda le possibili interazioni tra terapia sostitutiva a base di testosterone (quando prescritta e necessaria per curare l’ipogonadismo) e lo sviluppo di tumore alla prostata, gli studi indicano che non vi sono correlazioni tra la terapia ormonale e l’insorgenza di iperplasia prostatica benigna e cancro alla prostata, mentre rimane comunque controindicata nel caso di tumore preesistente. In ogni caso i pazienti che seguono una terapia ormonale devono sottoporsi a periodici controlli specialistici, che includono il monitoraggio della prostata, questo permette di diagnosticare precocemente qualunque problematica.

Nell’ottica di un approccio preventivo nei confronti della salute maschile è consigliabile l’esame della prostata a tutti gli uomini over 50.

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