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Vedo rosso…: i segreti del pomodoro, alleato della salute maschile per eccellenza
Sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano come alimentazione, abitudini quotidiane e salute siano in stretta relazione fra loro. È infatti uno studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute ad esaminare il rapporto tra consumo di pomodoro e insorgenza di cancro alla prostata.
Lo studio è stato condotto su 47.000 uomini di età compresa tra i quaranta e i settantacinque anni in un arco di tempo tra il 1986 e il 1998 e ha evidenziato che i soggetti che consumano almeno due volte alla settimana prodotti a base di pomodoro hanno minori probabilità di ammalarsi di cancro alla prostata, con una riduzione del rischio del 36%.
Questa proprietà “antitumorale” del pomodoro è attribuita all’elevato contenuto di lycopene, un pigmento presente anche in altra frutta e verdura (anguria, pompelmo rosa, carota), la cui azione antiossidante, attribuita anche al succo di melograno,
contrasta i temuti radicali liberi, responsabili “dell’attacco” alle nostre proteine, carboidrati e lipidi, nonché al nostro DNA.
Nel pomodoro, rispetto ad altra frutta e verdura, questo pigmento è più “biodisponibile”, ovvero è più facilmente assorbibile dall’organismo. I benefici derivano dall’utilizzo sia crudo che cotto; la temperatura, sebbene causa della diminuzione di vitamina C dei pomodori, aumenta le quantità di lycopene e la capacità antiossidante totale.
Secondo lo studio, le “doti” del pomodoro non finiscono qui, infatti non avrebbe solo valore preventivo, ma anche terapeutico. I ricercatori hanno spiegato l’effetto positivo di una dieta ricca di pasta al pomodoro sull’andamento del cancro della prostata in 32 uomini affetti da adenocarcinoma (forma maligna del tumore). Tutti i pazienti nelle tre settimane precedenti l’intervento chirurgico avevano mangiato regolarmente pasta al pomodoro assumendo circa 26,8 mg di lycopene. Dopo queste tre settimane di trattamento i valori di PSA(antigene specifico della prostata il cui valore aumenta in presenza di una neoplasia) erano diminuiti del 17,5%, indicativo di una riduzione del danno al tessuto malato.
Il tumore alla prostata insorge tipicamente dopo i 45 anni, mentre è raro tra i giovani.
Fattori di rischio, a parte l’età, sono una dieta ricca di grassi saturi di origine animale e la presenza in famiglia di altri casi, la predisposizione genetica.
L’intervento chirurgico, di per sé considerato sicuro, comporta spesso conseguenze gravi quali l’impotenza e l’incontinenza, soprattutto quando il paziente ha un’età avanzata. L’alternativa è rappresentata in alcuni casi dalla radioterapia, con minor rischio di causare incontinenza urinaria, in altri dall’annullamento dell’effetto degli androgeni (terapia ormonale).
Le cellule della prostata, sia normali sia tumorali, per il loro mantenimento in vita e per la loro riproduzione dipendono infatti dagli ormoni sessuali maschili, in primo luogo il testosterone.
In termini di prevenzione è quindi importante seguire una dieta ricca di fibre e di pomodoro, ma povera di grassi saturi di derivazione animale. Non dimentichiamo inoltre che la diagnosi precoce riveste un’importanza fondamentale e rappresenta ad oggi il modo migliore percurarsi.
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