| Studi recenti aprono la via all’utilizzo del testosterone per i diabetici di tipo 2
Il diabete di tipo 2 è una patologia sempre più diffusa a livello mondiale, che colpisce pazienti non più giovani, spesso affetti da problemi di obesità. Questa forma di diabete è caratterizzata dall’incapacità dell’organismo di utilizzare gli zuccheri presenti nel sangue, in quanto le cellule smettono di rispondere all’insulina, l’ormone che ne consente l’assorbimento.
L’iperglicemia (eccesso di zuccheri nel sangue) porta ad una serie di complicanze a carico di reni, occhi, vasi capillari e cuore che devono essere monitorate e curate con il proprio Medico.
Vi è però un aspetto della patologia diabetica che è spesso ingiustamente trascurato: quello relativo agli influssi sulla vita sessuale.
Da tempo è ormai chiaro che il diabetico è ad alto rischio per quanto riguarda le problematiche legate alla sfera sessuale, in particolare la disfunzione erettile (DE). Sembra infatti che gli uomini diabetici abbiano una probabilità di soffrire di DE tre volte superiore rispetto alla norma e un recente studio clinico ha rivelato che, tra coloro che ne soffrono, circa il 5 % ha un diabete non diagnosticato.
Questa patologia, tradizionalmente attribuita unicamente a problemi a carico dei vasi sanguigni e delle terminazioni nervose (neuropatie) frequenti nel diabetico, potrebbe essere correlata anche all’ipogonadismo ovvero una disfunzione delle gonadi maschili, i testicoli.
L’ipogonadismo non è mai stato considerato un fattore importante nel paziente diabetico, forse anche perchè trattandosi spesso di pazienti anziani, il fenomeno veniva visto come un calo fisiologico del testosterone dovuto all’età.
Tuttavia uno studio pubblicato su Science daily ha rivelato che circa il 30% degli uomini affetti da diabete di tipo 2, è ipogonadico: una percentuale altissima, che secondo gli scienziati, non deve essere trascurata.
È stato osservato infatti che la carenza di testosterone nel diabetico determina l’aumento del grasso addominale, la perdita della densità ossea e la diminuzione del tono dell’umore e delle capacità cognitive, oltre che calo della libido e disfunzioni sessuali. Tutti sintomi che peggiorano la qualità di vita del paziente e aumentano il rischio di patologie cardiovascolari e di depressione.
Riconoscere l’ipogonadismo nel diabetico ha aperto la strada a nuove prospettive terapeutiche nel trattamento della malattia. Uno studio preliminare comparso su European Journal of Endocrinology ha messo in luce gli effetti benefici di una terapia sostitutiva con testosterone su uomini ipogonadici affetti da diabete di tipo 2 e si è visto che l’assunzione di testosterone ha addirittura effetti benefici sui sintomi primari del diabete, in quanto riesce a ridurre la glicemia e a migliorare la resistenza all’insulina dei pazienti. Si tratta di risultati preliminari che non devono suscitare illusioni di immediata applicabilità, ma che aggiungono nuovi elementi per la comprensione della patologia.
In attesa dei nuovi progressi terapeutici, è comunque possibile limitare le disfunzioni sessuali e le altre complicanze del diabete attenendosi alle terapie mediche e cercando di eliminare i fattori di rischio, quali fumo, alcool e obesità.
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