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Dalla concentrazione della mente, il benessere del fisico

La cultura orientale, negli ultimi anni, sta riscuotendo un’ apprezzamento sempre maggiore nei paesi occidentali. E’ soprattutto la meditazione, in tutte le sue forme, ad interessare e ad attrarre l’attenzione. Da sempre, coloro che praticano la meditazione sostengono che essa sia una possibile strada verso il benessere psicofisico; tuttavia, recentemente, anche la scienza sembra essere di quest’avviso.

Ricerche dimostrano l’efficacia della meditazione
Richard David­son, psicologo e psichiatra nel Laboratory for Affective Neuroscience della University of Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti, avrebbe osservato che il lobo prefrontale sinistro del cervello dei monaci tibetani dediti alla meditazione è continuamente attivato. Secondo le ipotesi dei neurochirurghi, tale lobo è la sede della ‘personalità’, in quanto è dimostrato che danni a tale zona del cervello causano una persistente apatia, alternata a periodi di euforia e senso di benessere; le convenzioni sociali vengono “dimenticate” per lasciare spazio ad un comportamento decisamente impulsivo, in cui predominano spacconeria e stupidità. La meditazione, attivando questa zona del cervello, quindi, sarebbe un indice di buon umore e di sentimenti positivi.

Da una ricerca pubblicata su “Cognitive Brain Research” e realizzata attraverso l’uso di una metodica che permette di visualizzare l’attività delle diverse aree dei cervello, su 8 maestri di meditazione mentre ese­guivano gli esercizi dello Yoga Nidra, il cosiddetto yoga del sonno, è risultato un aumento del neurotrasmettitore dopamina, nelle aree del cervello che vengono attivate quando si ha una esperienza piacevole o anche per effetto di so­stanze come la cocaina e le anfetami­ne.

Dal punto di vista degli effetti sul cervello e sul corpo, alcune ricerche condotte sui monaci tibetani hanno testimoniato una diminuzione del consumo di ossigeno del 64% rispetto alla situazione di riposo vigile e una riduzione della frequenza respiratoria da 13-14 respiri al minuto fino a 5-6, osservazioni queste che hanno portato a definire la meditazione come uno stato diverso dal sonno e opposto alla reazione di stress.

Effetti della meditazione
L'effettiva efficacia della meditazione è confermata da numerose misurazioni fisiologiche, psicologiche e sociologiche.
Ad esempio, il fatto che la meditazione riduca lo stress, è dimostrato da:

  • cambiamenti fisiologici: quali la diminuzione del cortisolo, il principale ormone dello stress, o la riduzione della tensione muscolare;
  • cambiamenti psicologici: come la diminuzione dell’ansia, della depressione, della sindrome da stress post traumatico e l’aumento dell’autorealizzazione;
  • cambiamenti sociologici: quali la diminuzione dell’ostilità, la crescita dell’armonia in famiglia e la diminuzione del comportamento criminale dei carcerati.

Inoltre è stato dimostrato che la meditazione aumenta il livello degli ormoni "buoni" e cala quello degli ormoni "cattivi"; la meditazione aumenta la produzione di Dhea (deidroepiandrosterone), un ormone prodotto dalla corticale del surrene e considerato il capostipite degli ormoni steroidei – il più noto dei quali è il testosterone.
Alzando i livelli di quest’ormone si possono manifestare cambiamenti sia dell’umore, che migliora notevolmente, sia della muscolatura, che viene rinforzata e rassodata; anche le ossa vengono irrobustite. Si può dire, quindi, che tutto l’organismo tragga beneficio.

Le tecniche di meditazione, quindi, sembrano avere un duplice effetto: primo, aumentano il numero di connessioni nel lobo pre-frontale, migliorando l’umore; secondo agiscono a livello ormonale, riducendo la produzione di cortisolo, responsabile dello stato di stress, e, nel contempo, stimolando il testosterone, con un conseguente miglioramento per quanto riguarda la salute dell’organismo.


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