I sintomi delle riniti croniche, portano a un peggioramento generale della qualità della vita quotidiana, rendendo più difficoltose molte attività della sfera lavorativa, relazionale e persino sessuale. La Dottoressa Stella Daniele*, Psicoterapeuta di Bari, ha raccolto alcuni dati clinici su questo argomento e spiega qual è l’approccio più adatto nella comunicazione della diagnosi di una patologia cronica per favorire una migliore gestione della stessa e una migliore compliance alla terapia.

 

Rinite cronica, qualità della vita e risvolti psicologici: come è arrivata ad avvicinarsi alla questione?

Tramite il Prof. Matteo Gelardi, Responsabile della Unità Operativa di Rinologia del Policlinico di Bari, sono venuta in contatto con alcuni pazienti affetti da rinite non allergica eosinofilo-mastocitaria (NARESMA), una malattia cronica dai sintomi molto severi che determina grave complicazione della qualità della vita. Osservando questi pazienti nella pratica clinica sono emersi alcuni dati molto interessanti: oltre ai ‘classici’ disturbi del sonno e dell’attenzione, abbiamo evidenziato anche alcune ripercussioni a livello di relazioni sociali e nell’ambito della sessualità.


Di che disturbi si tratta esattamente?

Le riniti croniche determinano principalmente disturbi del sonno e frequenti risvegli notturni, conseguenti all’ostruzione nasale, che comportano mal di testa, irritabilità stanchezza. Ne risulta una sensazione di malessere generalizzato durante il corso della giornata, che influisce negativamente sulle quotidiane attività sociali, sulle performance lavorative e scolastiche, interferendo sulle capacità cognitive e di attenzione.
Le alterazioni della qualità del sonno e i conseguenti disturbi, devono essere presi in debita considerazione poiché in alcuni soggetti predisposti, possono determinare l’innesco per altri disturbi di carattere psichico, depressione, ansia e altre patologie di interesse psichiatrico.
Ad esempio, già in precedenza si era notato che i bambini affetti da rinite allergica manifestavano timidezza, ansia, fobie e depressione più frequentemente rispetto ai loro coetanei, ma queste ripercussioni sono state a lungo sottostimate.
Anche i rapporti di coppia possono risentirne, a causa delle apnee notturne e dei russamenti intensi che portano all’irritabilità sia del paziente sia del partner, e da alcune difficolta nella sfera sessuale.


Quali sono gli elementi che determinano le maggiori difficoltà relazionali?

Come già detto la rinite eosinofila mastocitaria si manifesta con una sintomatologia severa e le attività sociali si svolgono senza la ‘normale spensieratezza’. Per avvicinarci solo approssimativamente al vissuto di questi pazienti potremmo far riferimento ai momenti in cui abbiamo avuto un raffreddore molto forte: starnuti a raffica, naso ostruito, rinorrea, occhi rossi, bruciori al naso…, per non parlare della continua interruzione dell’eloquio determinata dagli starnuti o dal soffiarsi ripetutamente il naso. Una sintomatologia così sgradevole da rendere difficoltoso ‘l’impatto con l’altro’ in diverse situazioni sociali.
I pazienti affetti da NARESMA convivono permanentemente con questa sintomatologia che può generare tensione e imbarazzo sociale: si pensi, ad esempio, all’ansia di dover affrontare un colloquio di lavoro o un appuntamento galante in queste condizioni. I sintomi della NARESMA, tra l’altro, vengono attivati anche da odori particolari, come alcuni profumi, cloro, fumo, smog, detersivi, ecc.; quando il paziente incontra una persona con un profumo molto intenso può cominciare a starnutire, in una situazione di traffico elevato i sintomi aumentano e con essi lo stress della guida. Insomma, si può sviluppare un meccanismo inconscio di difesa che porta ad evitare alcune situazioni che causano maggiore malessere. Quello che accade, in altre parole, è che i pazienti, essendo continuamente esposti a questi stimoli, vivono – secondo le loro parole – portandosi dietro una zavorra.


E parlando di sesso, come gestire la rinite cronica “a letto”?

Nell’ambito della sessualità tutti questi disagi risultano accresciuti. La congestione, l’ostruzione, il gocciolamento nasale e gli starnuti diventano disturbanti durante l’amplesso; molti pazienti, soprattutto ragazzi, segnalano anche difficoltà nel sostenere un bacio prolungato, e il rapporto diventa così fonte di disagio.
Un altro problema indiretto nell’ambito della sessualità è costituito dalla compromissione dell’olfatto, che ha invece una funzione importante nell’attivare attraverso i ferormoni il desiderio sessuale e la scelta del partner.
Così come esiste una problematica dermatologica conseguente al continuo soffiarsi il naso (naso rosso da strofinamento) che nelle donne, unitamente alla rinorrea, agli starnuti e alla lacrimazione determina l’impossibilità a truccarsi con il conseguente senso di essere meno attraenti. Insomma, tante piccole complicazioni secondarie che sembrano banali ma possono avere un ruolo importante nel generale peggioramento della qualità della vita.


Qual è in questi casi il ruolo di uno Psicoterapeuta?

Posso dire che i pazienti arrivati a me provenivano da un lungo iter di viste specialistiche e presentavano difficoltà di gestione e aderenza terapeutica. Frustrati dal constatare la recidività della sintomatologia, cambiavano spesso medico, la terapia veniva sospesa perché ritenuta inefficace alla completa guarigione. Molto semplicemente, spesso non viene spiegato ai pazienti che si tratta di una patologia cronica con cui devono imparare a convivere, apprendendo accorgimenti comportamentali e modulando il trattamento farmacologico, per poter condurre una vita normale.
Insieme al Prof. Gelardi abbiamo così pensato a un approccio del tutto nuovo per questo tipo di patologie: creare un percorso formativo per medici. Comunicare la diagnosi in modo ottimale per ottenere l’alleanza terapeutica e favorire la compliance è il primo step per iniziare un ‘percorso di accompagnamento informativo ed educativo del paziente’: solo in tal modo medico e paziente potranno affrontare tempestivamente le problematiche secondarie che accompagnano la NARESMA.
Il mio ruolo si concretizza nella formazione dei medici, favorendo un intervento di psicoprofilassi operato dagli stessi. Il supporto psicologico o l’intervento psicoterapeutico di gruppo o individuale viene riservato a casi che presentano difficoltà rilevanti all’accettazione della diagnosi o all’adesione terapeutica o comorbilità con altri disturbi o patologie psichiche in cui l’alterazione del sonno può determinate l’esplicitarsi della patologia sottostante.


Come si svolge esattamente il percorso di cura?

Si tratta di un percorso di accompagnamento in cui bisogna innanzitutto che l’otorino sia disponibile e comprensivo nel capire l’importanza di formulare la diagnosi nel modo migliore; di dedicare del tempo al paziente, facendogli comprendere che si tratta di un disturbo cronico, ma che imparando a conoscerlo si può giocare d’anticipo sui sintomi.
In sintesi, il compito del medico è far acquisire consapevolezza al paziente, aiutandolo a sviluppare una corretta educazione alla salute e al trattamento.
I soggetti che non rispondono alla terapia sono spesso pazienti non accompagnati adeguatamente e, tra l’altro, questo approccio ‘educativo’ è utile soprattutto per evitare evoluzioni della malattia verso forme bronchiali o poliposi nasale, oltre che problematiche psichiche e relazionali.


Facciamo un esempio pratico?

Come detto, il medico deve illustrare la patologia usando termini semplici per limitare lo sconforto del paziente; alla domanda su cosa provoca i sintomi, la risposta potrà essere semplicemente: ‘Il suo naso risponde in modo ribelle ad alcune situazioni: è una forma di rinite che si chiama NARESMA. In alcune situazioni – sbalzi di temperatura, odori forti, ecc. – alcune cellule buone presenti nel suo naso scoppiano rilasciando dei granuli che provocano i fastidi che lei avverte’.
Il paziente è in questo modo sollevato solo all’idea di avere una malattia con un nome preciso e non semplicemente una rinite cronica o aspecifica.
Alla domanda se si può guarire, il medico deve essere chiaro ma rassicurante: ‘La patologia è cronica, ma seguendo correttamente la terapia potrà vivere in modo assolutamente normale e stare bene. Imparando da solo a gestire il farmaco a seconda delle necessità diventerà il ‘direttore d’orchestra dei suoi sintomi’.
Un buon medico non è solo quello che fa una diagnosi corretta, deve anche essere in grado di insegnare al paziente ad accettare e gestire al meglio la malattia, mantenendo una buona qualità della vita.

 

*Dottoressa Stella Daniele – Psicoteraputa Psicodinamico, Docente alla scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicodinamica A.R.I.R.I. di Bari.