garolla_126x126Come e quanto è diffusa l’osteoporosi nel maschio? Esiste una prevenzione e soprattutto quali sono gli approcci terapeutici oggi disponibili? Come per la donna, è una questione di ormoni (calo del testosterone e degli ormoni maschili) e di funzionalità testicolare. Ma non solo. Risponde alle nostre domande il Prof. Andrea Garolla, Specialista in Endocrinologia e Andrologia presso l’Azienda Ospedale Università di Padova ed Esperto di Uomoinsalute.it.

L’ipogonadismo, il calo della funzionalità gonadica, espone a un maggior rischio di insorgenza di osteoporosi, come si può fare prevenzione? Quali sono i parametri sentinella da monitorare?

La prevenzione è fondamentale nel campo dell’osteoporosi, non possiamo pensare di fare solo terapia perché l’osso va costruito durante la vita. Mentre ci sono farmaci anche molto efficaci che bloccano la perdita di osso, possiamo fare molto poco per la riformazione del tessuto osseo, quindi diventa essenziale fare prevenzione.

Noi andrologi ci rivolgiamo ai giovani in particolare per fare prevenzione andrologica. Forniamo loro informazioni sulle problematiche andrologiche e altri stili di vita (bassa esposizione al sole, diete errate, fumo di sigaretta, abuso di alcol ecc.) che possono portare all’osteoporosi. Quindi quando andiamo nelle scuole per l’informazione ai ragazzi parliamo sempre di entrambi gli aspetti. Anche nei ragazzi con fattori di rischio è bene fare delle analisi del sangue e una densitometria ossea per valutare la salute dell’osso.

Quali esami diagnostici e quali i fattori di rischio nell’adulto?

Negli adulti vanno presi in considerazione i fattori di rischio e quindi sicuramente un’alimentazione scarsa di vitamina D, di cui sono molto ricchi pesci come il salmone, il fegato di merluzzo, il baccalà, le trote. Affinché si possa avere un adeguato apporto di sostanze è fondamentale:

  • seguire una dieta ricca in vitamina D, e calcio;
  • un’adeguata esposizione al sole;
  • praticare un’appropriata attività fisica;
  • evitare l’eccesso di fumo e alcol.

E’ necessario ricordare, inoltre, l’importanza delle valutazioni ematochimiche, esami del sangue da aggiungere ai normali esami di screening che tengano in considerazione parametri quali i livelli di vitamina D, i metaboliti dell’osso come la fosfatasi alcalina o altre molecole che si possono dosare nel sangue per valutare se l’osso sta andando verso un riassorbimento. Negli esami per la prevenzione rientra la densitometria ossea: all’età di sessant’anni andrebbe sempre eseguita sia nei maschi che nelle femmine.

Noi a Padova stiamo sviluppando un progetto in cui proporremo a tutti i soggetti oltre 70 anni di fare lo screening  con uno strumento che valuta la densità dell’osso. Sarà uno screening gratuito che partirà a fine autunno (2015, ndr).

Fare una buona prevenzione significa ridurre il bisogno della terapia ed il rischio di frattura. Per taluni soggetti, però, rimane la necessità del trattamento farmacologico dell’osteoporosi in quanto alcuni fattori di rischio non possono essere eliminati. Chemioterapici, radioterapie e trattamenti con corticosteroidi portano ad un’alta incidenza di osteoporosi, così come una diagnosi tardiva di patologie testicolari, patologie surrenali, alterazioni tiroidee.

Ad oggi quali sono le terapie utilizzate in caso di un problema di ipogonadismo e osteoporosi?

E’ necessario che si segua una terapia che elimini i fattori di rischio, quindi l’ipogonadico deve ritornare ad un’adeguata funzione testicolare, l’ipotiroideo deve ripristinare la funzione tiroidea, il soggetto con l’alterazione surrenalica deve vedere corretto questa problematica, tutte queste situazioni vanno trattate.  Solo dopo aver risolto i fattori di rischio e aver riportato il paziente ad un corretto stile di vita si può intervenire con una terapia farmacologica adeguata.

La maggior parte dei farmaci per la cura dell’osteoporosi non determinano l’aumento della massa dell’osso ma agiscono limitando la perdita di tessuto osseo: si chiamano antiriassorbitivi e si distinguono in varie categorie. Tali farmaci sono molto efficaci e nel tempo associati a diete corrette e ad altri farmaci che stimolano l’apposizione di nuovo tessuto osseo possono

  • da un lato frenare la perdita di osso
  • dall’altra tentare di recuperare tessuto osseo

anche se tale recupero non è mai come quello in età giovanile, che consiste in una grossa apposizione di tessuto osseo (picco di massa ossea che si raggiunge a circa 30 anni, dopo i quali si verifica una lenta ma costante perdita di massa ossea) che ci portiamo come eredità per tutta la vita.

E’ fondamentale infine, che i livelli di testosterone siano mantenuti nel range di normalità proprio per promuovere quell’effetto trofico antiriassorbitivo che il testosterone ha a livello dello scheletro.