Le tappe iniziali e fondamentali per un corretto approccio alla diagnosi dell’infertilità maschile, ce ne parla il Dott. Alessandro Pizzocaro, Andrologo e Specialista in Endocrinologia presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano. 

Quando siamo di fronte ad un problema di infertilità è importante consultare un Centro specializzato in Medicina della Riproduzione in cui viene valutata la coppia.

Cosa osserva l’Andrologo?

In merito alla parte maschile, l’Andrologo innanzitutto effettua una attenta anamnesi per valutare i fattori di rischio per l’infertilità, in particolare:

  • criptorchidismo
  • torsioni, traumi, tumori testicolari
  • terapie tossiche sul testicolo
  • alterazioni della funzione sessuale
  • infezioni urogenitali sintomatiche ricorrenti
  • esposizione a fattori ambientali (sostanze tossiche, radiazioni, fonti di calore),
  • ritardi dello sviluppo sessuale
  • malattie croniche.

E’ importante inoltre indagare un’eventuale familiarità per malattie genetiche (come la fibrosi cistica), diabete, malattie della tiroide, infertilità.

In cosa consiste la visita, su cosa si focalizza nello specifico?

Segue quindi la visita approfondita, volta a valutare la virilizzazione del paziente:

  • dimensioni del pene
  • distribuzione pilifera
  • volume delle masse muscolari
  • presenza dei testicoli nello scroto e caratteristiche (consistenza, volume, eventuali masse).

Il volume testicolare è molto importante in quanto, se inferiore alla norma, ci suggerisce che il testicolo sta producendo pochi spermatozoi.

La valutazione degli epididimi, dei dotti deferenti (che alla palpazione appaiono come due tubicini della consistenza di uno spaghetto crudo) e della prostata (quest’ultima mediante esplorazione rettale), ci aiuta a individuare eventuale problema infiammatorio, ostruttivo o mal formativo delle vie seminali.

Bisogna comunque valutare il paziente nella sua complessità, in quanto anche altri parametri non direttamente correlati all’andrologia, quali l’aumento della circonferenza vita o della pressione arteriosa, possono influenzare negativamente la fertilità.

Quando sono necessari esami ormonali specifici?

La presenza di segni clinici di ipogonadismo, quali ad esempio genitali di piccole dimensioni e ginecomastia, e il sospetto di patologie metaboliche ci orienterà nella richiesta di esami ormonali e biochimici specifici.

Come si individua la diagnosi?

Una volta ascoltato e visitato il paziente, si stabilirà il corretto iter diagnostico. L’indagine cardine è lo spermiogramma, ossia l’analisi dello sperma, effettuata da raccolta del seme mediante masturbazione, che indirizzerà nella richiesta delle indagini successive a seconda del quadro riscontrato.

I risultati di queste analisi ci orientano nel definire se il paziente è potenzialmente fertile, ma non ci danno un giudizio definitivo, in quanto devono essere intergrati nella valutazione della fertilità “globale” della coppia.