L’infertilità è definita come l’incapacità ad ottenere un concepimento dopo almeno un anno di rapporti regolari e non protetti. Sebbene sia da tenere in considerazione che la metà delle coppie che non riesce a concepire nel primo anno, molto probabilmente lo farà durante il secondo, l’infertilità rappresenta un problema di salute sociale in quanto si stima che colpisce circa il 15-20% delle coppie in età fertile nei paesi industrializzati e i dati epidemiologici dimostrano un progressivo incremento.

 In circa il 30% delle coppie infertili si riconosce un fattore maschile, nel 35% un fattore femminile, nel 20% dei casi entrambi i fattori e nel 15% delle coppie la causa rimane sconosciuta. Se si considera che il numero di donne che inizia a cercare il primo concepimento tra i 35 e i 40 anni sia in progressivo aumento e che la fertilità femminile raggiunge il suo massimo potenziale tra i 20 e i 25 anni e inizia a declinare in modo significativo dopo i 35 anni, l’età anagrafica rappresenta già di per sé un “fattore di rischio d’infertilità femminile”.

Anche per l’uomo, seppur in misura minore, l’età ha la sua importanza ed è dimostrato come la capacità riproduttiva del maschio si riduca con l’avanzare degli anni. Per di più negli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo calo del potenziale di fertilità del maschio. Inoltre per entrambi i sessi va considerato l’habitat e le recenti acquisizioni scientifiche hanno messo in luce un ruolo sempre maggiore di fattori ambientali, quali sostanze chimiche inquinanti ad azione simile ormonale che influiscono negativamente sulla maturazione degli organi genitali e sulla produzione di ovociti e spermatozoi.